ci sono due cose che nessuno ti potrà mai strappare: ciò che sei e ciò che sai.

ci sono due cose che nessuno ti potrà mai strappare: ciò che sei e ciò che sai.

mercoledì 18 maggio 2011

Ἀπόδοτε οὖν τὰ Καίσαρος Καίσαρι καὶ τὰ τοῦ Θεοῦ τῷ Θεῷ.......

'Rendete dunque cio' che e' di Cesare a Cesare, e cio' che e' di Dio a Dio '; secondo il Vangelo (Luca, 20, 25), cosi' replico' Gesu' agli 'uomini subdoli, emissari dei sacerdoti, i quali gli domandavano se fosse lecito pagare il tributo a Cesare, da parte di un buon ebreo, sperando in una sua risposta negativa che permettesse loro di denunciarlo ai Romani. Cristo, pero', non solo non cadde nel tranello, ma con le sue parole insegno' che si deve obbedire alle leggi degli uomini, senza trascurare i doveri verso Dio. Nel linguaggio comune, l'approssimativa citazione e' un invito alla giustizia, un richiamo ad attribuire i meriti a chi li ha e non a coloro che se ne appropriano.



Siamo giunti al punto in cui dare a Cesare quel che è di Cesare risulta di fatto impossibile, ma pure dare a Dio quel è che di Dio, sta diventando sempre più complesso e faticoso. Per toglierci dall'empasse è necessario, prima di tutto, dare a Silvio quel che è di Silvio. Si tratta solo di realizzare, accantonando ataviche indolenze e incapacità, cosa veramente gli spetti per diritto suo e dovere nostro. La strada più corta per arrivarci è quella di piazzarci esattamente all'opposto del suo volere. E’ preso da isteria che lo spinge ad accelerare i tempi del travaglio (nostro) per potere partorire velocemente la sua  creatura. Quel ddl gli serve per garantirsi la progenie del suo sistema, ossia instaurare, di fatto, la non punibilità dei reati o, alla peggio, tagliare -perciò lo chiamano Cesare?- i mezzi per scoprirli. La Magistratura sana sta correndo ai ripari dimostrando chi è quell’altra, la  politicizzata. La politica dei tempi nostri si basa, infatti, sulla corruzione pura, assemblata da corrotti e spioni. Non possiamo più farci incantare dai fasulli monologhi del millantato Cesare. Di quel nome, per ora, possiamo giusto servirci per prenderne l’etimo: tagliare.
N.R.


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