ci sono due cose che nessuno ti potrà mai strappare: ciò che sei e ciò che sai.

ci sono due cose che nessuno ti potrà mai strappare: ciò che sei e ciò che sai.

sabato 20 novembre 2010

C'è una verità che non si dice quasi mai. Che alle donne il romanzo erotico piace. Semplicemente lo trovano eccitante. Sissignori: gli uomini si accendono con la pornografia? Le donne funzionano più o meno allo stesso modo con i romanzi che raccontano l'eros. È una questione biologica: se il cervello maschile attiva il meccanismo che porta alla libido in modo molto immediato, con stimoli visivi estremamente espliciti, quello femminile si mette in moto preferibilmente con spunti che lasciano spazio alla fantasia, all'immaginario, alle emozioni.

La parola, quindi, è lo strumento preferito dal desiderio femminile. Perché mentre si legge ci si può immaginare la scena in mille modi diversi, tutti personalissimi. La differenza tra romanzo erotico e film porno sta nel linguaggio, non nel contenuto: l'uno è scritto e l'altro è rappresentato con immagini. Tant'è vero che alcune autrici hanno creato, per un pubblico femminile, pagine molto spinte e scabrose.

Quali titoli scegliere? Dipende dai gusti, spiega l'esperta. Per chi non vuole rinunciare al romanticismo c'è L'ultima notte a letto con te  della scrittrice cubana Mayra Montero, che racconta con toni emozionanti le avventure sexy di una coppia durante una crociera.

Chi invece ama le sensazioni forti può leggere il sesso degli angeli di Una Chi ,storia cruda di amori, gelosie e violenze che ha fatto scalpore al tempo della sua pubblicazione, dieci anni fa. Da leggere sicuramente in due è Dietro le porte di Alina Reyes : un lato è dedicato a lui, l'altro a lei. Dietro ogni porta c'è un racconto, con una nuova avventura sessuale. Per appagare ogni curiosità.
Il romanzo erotico così può essere un piacere solitario, o da condividere con il compagno.
C'è una verità che non si dice quasi mai. Che alle donne il romanzo erotico piace. Semplicemente lo trovano eccitante. Sissignori: gli uomini si accendono con la pornografia? Le donne funzionano più o meno allo stesso modo con i romanzi che raccontano l'eros. È una questione biologica: se il cervello maschile attiva il meccanismo che porta alla libido in modo molto immediato, con stimoli visivi estremamente espliciti, quello femminile si mette in moto preferibilmente con spunti che lasciano spazio alla fantasia, all'immaginario, alle emozioni.

La parola, quindi, è lo strumento preferito dal desiderio femminile. Perché mentre si legge ci si può immaginare la scena in mille modi diversi, tutti personalissimi. La differenza tra romanzo erotico e film porno sta nel linguaggio, non nel contenuto: l'uno è scritto e l'altro è rappresentato con immagini. Tant'è vero che alcune autrici hanno creato, per un pubblico femminile, pagine molto spinte e scabrose.

Quali titoli scegliere? Dipende dai gusti, spiega l'esperta. Per chi non vuole rinunciare al romanticismo c'è L'ultima notte a letto con te  della scrittrice cubana Mayra Montero, che racconta con toni emozionanti le avventure sexy di una coppia durante una crociera.

Chi invece ama le sensazioni forti può leggere il sesso degli angeli di Una Chi ,storia cruda di amori, gelosie e violenze che ha fatto scalpore al tempo della sua pubblicazione, dieci anni fa. Da leggere sicuramente in due è Dietro le porte di Alina Reyes : un lato è dedicato a lui, l'altro a lei. Dietro ogni porta c'è un racconto, con una nuova avventura sessuale. Per appagare ogni curiosità.
Il romanzo erotico così può essere un piacere solitario, o da condividere con il compagno.

dai tedeschi me l'aspettavo.....

 Germania: Per le donne cioccolata e serial tv battono il sesso


Lo rivela un sondaggio della rivista femminile 'Fuer Sie' .
BERLINO, - Per le donne tedesche i serial tv sono piu' importanti del sesso, secondo un sondaggio della rivista femminile 'Fuer Sie' (Per lei).

Nell'inchiesta, condotta su un campione di 1091 donne fra i 20 e i 45 anni, solo il 6% delle interpellate ha detto infatti di ritenere problematico rinunciare al sesso per un mese. Al contrario il 35% rinuncerebbe meno volentieri ai serial-tv. Il 23% non farebbe a meno della cioccolata, il 19% di un bel bagno con schiuma e il 17% dello sport. 

Contente loro!!!!!

dai tedeschi me l'aspettavo.....

 Germania: Per le donne cioccolata e serial tv battono il sesso


Lo rivela un sondaggio della rivista femminile 'Fuer Sie' .
BERLINO, - Per le donne tedesche i serial tv sono piu' importanti del sesso, secondo un sondaggio della rivista femminile 'Fuer Sie' (Per lei).

Nell'inchiesta, condotta su un campione di 1091 donne fra i 20 e i 45 anni, solo il 6% delle interpellate ha detto infatti di ritenere problematico rinunciare al sesso per un mese. Al contrario il 35% rinuncerebbe meno volentieri ai serial-tv. Il 23% non farebbe a meno della cioccolata, il 19% di un bel bagno con schiuma e il 17% dello sport. 

Contente loro!!!!!

entra nel branco..entra nella solitudine

Perché il sesso è diventato tanto importante? Voglio dire, come mai, al giorno d'oggi, non si fa altro che pubblicizzarlo, propagandarlo e difenderlo a spada tratta come se fosse qualcosa che ci permette di affermarci come individui?

Ancora una volta sono costretta ad andare controtendenza.
Trovo che il sesso sia un eccellente strumento di manipolazione mediatica
 Veniamo quasi costretti a pensare che farlo spesso, con diversi partner e magari in modi "creativi" sia normale, invidiabile e necessario. In realtà non è il sesso che muove i fili ma il denaro; infatti è così  che molte aziende possono lavorare! Gli psicologi al primo posto, le farmacie, e tutti i produttori di qualcosa da abbinare facilmente ad una sollecitazione sessuale , come un corpo attraente, in una pubblicità.
Nessuno è disposto ad ammetterlo, ma tutti noi, in fondo in fondo, siamo alla ricerca dell'amore che dura per sempre, perché è per questo che siamo "programmati".
basta guardarsi intorno per vedere come stanno le cose: squallore assoluto motivato da assurde giustificazioni ripetute così tante volte da risultare convincenti per quasi tutti.
 In questo mondo che inneggia al baccano, in ogni forma, e decreta il "successo"di un individuo in base al numero di conoscenze che possiede, facebook è l'esasperazione di questo concetto, spesso vedo persone che si circondano di "amici" con i quali non hanno nulla in comune.se non la  paura di rimanere soli con se stessi.
Eppure la vera solitudine non deriva dall'essere soli fisicamente ma dall'impossibilità di comunicare a chi abbiamo vicino i pensieri .
Personalmente mi sento molto percettiva nei confronti degli altri perche' conosco profondamente la mia individualita',la mia solitudine e non cerco gli altri per trovare un'identificazione.
Non amo i branchi..non amo le omologazioni.

entra nel branco..entra nella solitudine

Perché il sesso è diventato tanto importante? Voglio dire, come mai, al giorno d'oggi, non si fa altro che pubblicizzarlo, propagandarlo e difenderlo a spada tratta come se fosse qualcosa che ci permette di affermarci come individui?

Ancora una volta sono costretta ad andare controtendenza.
Trovo che il sesso sia un eccellente strumento di manipolazione mediatica
 Veniamo quasi costretti a pensare che farlo spesso, con diversi partner e magari in modi "creativi" sia normale, invidiabile e necessario. In realtà non è il sesso che muove i fili ma il denaro; infatti è così  che molte aziende possono lavorare! Gli psicologi al primo posto, le farmacie, e tutti i produttori di qualcosa da abbinare facilmente ad una sollecitazione sessuale , come un corpo attraente, in una pubblicità.
Nessuno è disposto ad ammetterlo, ma tutti noi, in fondo in fondo, siamo alla ricerca dell'amore che dura per sempre, perché è per questo che siamo "programmati".
basta guardarsi intorno per vedere come stanno le cose: squallore assoluto motivato da assurde giustificazioni ripetute così tante volte da risultare convincenti per quasi tutti.
 In questo mondo che inneggia al baccano, in ogni forma, e decreta il "successo"di un individuo in base al numero di conoscenze che possiede, facebook è l'esasperazione di questo concetto, spesso vedo persone che si circondano di "amici" con i quali non hanno nulla in comune.se non la  paura di rimanere soli con se stessi.
Eppure la vera solitudine non deriva dall'essere soli fisicamente ma dall'impossibilità di comunicare a chi abbiamo vicino i pensieri .
Personalmente mi sento molto percettiva nei confronti degli altri perche' conosco profondamente la mia individualita',la mia solitudine e non cerco gli altri per trovare un'identificazione.
Non amo i branchi..non amo le omologazioni.

venerdì 19 novembre 2010

PERCHE' SI DICE: TI AMO ALLA FOLLIA?

Finalmente possiamo mettere un po’ d’ordine. Lasciando fuori le LEI che" durante" analizzano le macchie di muffa sul soffitto e i LUI che pensano d’essere sul set di «Nove settimane e mezzo», il rapporto equo e solidale può essere scientificamente definito: dieci minuti. Il tempo perfetto. Tra sette e tredici restiamo negli intervalli di tolleranza. Sotto i sette dobbiamo cominciare a preoccuparci, sopra i tredici deve cominciare a preoccuparsi il partner. In ogni caso, è finalmente possibile tornare con i piedi sulla terra, sentendoci tutti mediamente più tranquilli. Al diavolo, una volta per tutte, le frustranti invidie verso chi racconta di lunghissime notti indemoniate. E al diavolo pure Sting, che con il suo annuncio della copula tantrica di nove ore ci aveva così sprezzantemente umiliati.
Dieci minuti: il tempo eterno e misurato dell’amore ideale. In dieci minuti si riesce a fare e a dare tutto quello che serve in una coppia equilibrata. Dopo, si esce dalla poesia e si entra direttamente nel campo minato della fatica e della noia.

Sin da ragazzi, studiamo guardinghi la concorrenza, con domande molto alla lontana, per carpire qualche elemento di confronto. Per sapere se siamo in media, o se siamo un po’ conigli, o se siamo un po’ bradipi.
Nell’arco ideale dei dieci minuti i due atleti mantengono una soglia di attenzione altissima. In questa fase, la concentrazione è massima. La coppia pensa solo a quello, lasciando il mondo chiuso fuori, lontanissimo e insignificante. Allo scoccare del decimo, più recupero di 3’, il cervello comincia a chiedere permesso, scusate, c’è dell’altro. Inevitabilmente crolla la concentrazione e arriva la noia. O quanto meno la distrazione. Difficilissimo prolungare gli stessi livelli di prestazione.

Faccio crollare definitivamente il mito della maratona. E soprattutto crolla miseramente questa idea fissa di doversi barricare in camera per giorni e giorni come segno estremo di amore immenso, neanche fosse un Mondiale con quarti, ottavi e semifinali. Per l’amore eterno può bastare l’infinitesimo temporale di uno sguardo. E qui mi fermo perché il discorso porterebbe un po’ lontano.

Come dimenticare la faticosa individuazione del punto G. Come dimenticare le energie profuse dalla scienza per localizzare questa stramaledetta specie di interruttore, che metterebbe in moto le signore come macchine da guerra. Invece, poco o niente sulla dimensione tempo. Con tutto quello che ne consegue: complessi di inferiorità, complessi di superiorità, complessi.......al diavolo!!! ,,,,,,,,






FELICE GIORNATA
vvb francesca

PERCHE' SI DICE: TI AMO ALLA FOLLIA?

Finalmente possiamo mettere un po’ d’ordine. Lasciando fuori le LEI che" durante" analizzano le macchie di muffa sul soffitto e i LUI che pensano d’essere sul set di «Nove settimane e mezzo», il rapporto equo e solidale può essere scientificamente definito: dieci minuti. Il tempo perfetto. Tra sette e tredici restiamo negli intervalli di tolleranza. Sotto i sette dobbiamo cominciare a preoccuparci, sopra i tredici deve cominciare a preoccuparsi il partner. In ogni caso, è finalmente possibile tornare con i piedi sulla terra, sentendoci tutti mediamente più tranquilli. Al diavolo, una volta per tutte, le frustranti invidie verso chi racconta di lunghissime notti indemoniate. E al diavolo pure Sting, che con il suo annuncio della copula tantrica di nove ore ci aveva così sprezzantemente umiliati.
Dieci minuti: il tempo eterno e misurato dell’amore ideale. In dieci minuti si riesce a fare e a dare tutto quello che serve in una coppia equilibrata. Dopo, si esce dalla poesia e si entra direttamente nel campo minato della fatica e della noia.

Sin da ragazzi, studiamo guardinghi la concorrenza, con domande molto alla lontana, per carpire qualche elemento di confronto. Per sapere se siamo in media, o se siamo un po’ conigli, o se siamo un po’ bradipi.
Nell’arco ideale dei dieci minuti i due atleti mantengono una soglia di attenzione altissima. In questa fase, la concentrazione è massima. La coppia pensa solo a quello, lasciando il mondo chiuso fuori, lontanissimo e insignificante. Allo scoccare del decimo, più recupero di 3’, il cervello comincia a chiedere permesso, scusate, c’è dell’altro. Inevitabilmente crolla la concentrazione e arriva la noia. O quanto meno la distrazione. Difficilissimo prolungare gli stessi livelli di prestazione.

Faccio crollare definitivamente il mito della maratona. E soprattutto crolla miseramente questa idea fissa di doversi barricare in camera per giorni e giorni come segno estremo di amore immenso, neanche fosse un Mondiale con quarti, ottavi e semifinali. Per l’amore eterno può bastare l’infinitesimo temporale di uno sguardo. E qui mi fermo perché il discorso porterebbe un po’ lontano.

Come dimenticare la faticosa individuazione del punto G. Come dimenticare le energie profuse dalla scienza per localizzare questa stramaledetta specie di interruttore, che metterebbe in moto le signore come macchine da guerra. Invece, poco o niente sulla dimensione tempo. Con tutto quello che ne consegue: complessi di inferiorità, complessi di superiorità, complessi.......al diavolo!!! 






FELICE GIORNATA
vvb francesca

PERCHE' SI DICE: TI AMO ALLA FOLLIA?

Finalmente possiamo mettere un po’ d’ordine. Lasciando fuori le LEI che" durante" analizzano le macchie di muffa sul soffitto e i LUI che pensano d’essere sul set di «Nove settimane e mezzo», il rapporto equo e solidale può essere scientificamente definito: dieci minuti. Il tempo perfetto. Tra sette e tredici restiamo negli intervalli di tolleranza. Sotto i sette dobbiamo cominciare a preoccuparci, sopra i tredici deve cominciare a preoccuparsi il partner. In ogni caso, è finalmente possibile tornare con i piedi sulla terra, sentendoci tutti mediamente più tranquilli. Al diavolo, una volta per tutte, le frustranti invidie verso chi racconta di lunghissime notti indemoniate. E al diavolo pure Sting, che con il suo annuncio della copula tantrica di nove ore ci aveva così sprezzantemente umiliati.
Dieci minuti: il tempo eterno e misurato dell’amore ideale. In dieci minuti si riesce a fare e a dare tutto quello che serve in una coppia equilibrata. Dopo, si esce dalla poesia e si entra direttamente nel campo minato della fatica e della noia.

Sin da ragazzi, studiamo guardinghi la concorrenza, con domande molto alla lontana, per carpire qualche elemento di confronto. Per sapere se siamo in media, o se siamo un po’ conigli, o se siamo un po’ bradipi.
Nell’arco ideale dei dieci minuti i due atleti mantengono una soglia di attenzione altissima. In questa fase, la concentrazione è massima. La coppia pensa solo a quello, lasciando il mondo chiuso fuori, lontanissimo e insignificante. Allo scoccare del decimo, più recupero di 3’, il cervello comincia a chiedere permesso, scusate, c’è dell’altro. Inevitabilmente crolla la concentrazione e arriva la noia. O quanto meno la distrazione. Difficilissimo prolungare gli stessi livelli di prestazione.

Faccio crollare definitivamente il mito della maratona. E soprattutto crolla miseramente questa idea fissa di doversi barricare in camera per giorni e giorni come segno estremo di amore immenso, neanche fosse un Mondiale con quarti, ottavi e semifinali. Per l’amore eterno può bastare l’infinitesimo temporale di uno sguardo. E qui mi fermo perché il discorso porterebbe un po’ lontano.

Come dimenticare la faticosa individuazione del punto G. Come dimenticare le energie profuse dalla scienza per localizzare questa stramaledetta specie di interruttore, che metterebbe in moto le signore come macchine da guerra. Invece, poco o niente sulla dimensione tempo. Con tutto quello che ne consegue: complessi di inferiorità, complessi di superiorità, complessi.......al diavolo!!! 






FELICE GIORNATA
vvb francesca

giovedì 18 novembre 2010

E' MIA......

spesso mi capita di parlare con uomini bellissimi(o che lo credano loro..ha poca importanza).
La cosa che mi colpisce ogni volta e' la pienezza che hanno di se' in considerazione del presunto,ma affatto reale,desiderio che io abbia del loro pene.
Scusate la franchezza e il linguaggio cosi' poco adatto a queste ore mattuttine..pero' non credo di superare la soglia del buon gusto dichiarando che questo che segue e' praticamente la copia fantasiosamente registrata di un colloquio" tipo" e la mia risposta.  Godetevela.......

lo sapete no? vvb sempre! francesca

E' MIA......

spesso mi capita di parlare con uomini bellissimi(o che lo credano loro..ha poca importanza).
La cosa che mi colpisce ogni volta e' la pienezza che hanno di se' in considerazione del presunto,ma affatto reale,desiderio che io abbia del loro pene.
Scusate la franchezza e il linguaggio cosi' poco adatto a queste ore mattuttine..pero' non credo di superare la soglia del buon gusto dichiarando che questo che segue e' praticamente la copia fantasiosamente registrata di un colloquio" tipo" e la mia risposta.  Godetevela.......

lo sapete no? vvb sempre! francesca

mercoledì 17 novembre 2010

cara adele...cara nina

 ve lo ripropongo volentieri su richiesta di molte persone che non avevano avuto modo di trovare il post...
Buongiorno a tutti ,spero che la dolcezza di questi contenuti vi rendano ancora piu' sensibili alle debolezze altrui ...almeno per oggi,contribuendo cosi' un pochino anche alla vostra felicita'.

L’altro giorno mi è tornata in mente la signora Adele.


Era già anziana quando io ero bambina; ed era già carica di acciacchi e di delusioni.

La ricordo così: piccola, magra, che si muoveva a fatica; però sempre indaffarata, sempre al lavoro: e sempre con un sorriso.

Più tardi ho saputo che il suo cuore non era lieto; che i dispiaceri familiari le amareggiavano la vita; che, a volte, una lacrima le scorreva giù dalle guance, e allora si passava velocemente le dita sotto gli occhiali ,  quasi vergognosa della propria momentanea debolezza.

Era una piccola donna eccezionale.

Credo fosse ignorantissima, nel senso corrente della parola; probabilmente non aveva neanche il diploma di quinta elementare e di certo non aveva letto né Virgilio, né Dante. Però molte cose aveva imparato dalla scuola della vita e dalla sua rude pedagogia; molti dolori aveva sopportato e molta solitudine; per non parlare delle strettezze economiche.

Vestiva in modo decoroso, ma modestissimo, infagottata in quei suoi cappotti sformati, e, non avendo i soldi per il dentista, si teneva i denti mezzi guasti. Parlava con voce un po’ rauca, asmatica, quasi a fatica. E stanca doveva esserlo perennemente, dato che faceva mille mestieri di fatica, nei locali pubblici e nelle case private, per guadagnarsi da vivere.

A casa nostra veniva per amicizia e, prima di andarsene, riceveva un sacco di pane duro per i suoi conigli e molte ordinazion per  i suoi bei  lavori di cucito.

Una volta venne a trovare mia mamma, ma era turbata, quasi piangente: le lenti dei suoi occhiali erano rotte e lei non vedeva praticamente nulla. Disse che le erano caduti, ma vi era motivo di credere che le cose fossero andate altrimenti, che qualcuno glieli avesse rotti; troppo dignitosa per confessare fino a che punto la sua vita fosse intessuta di umiliazioni, non volle dire niente. Mia mamma le offrì del denaro per farsi rifare le lenti e lei se ne andò un po’ racconsolata, con quei suoi passetti corti e veloci e quella sua caratteristica camminata dondolante.

Non l’ho mai dimenticata.

Non ricordo episodi particolari legati alla sua figura, né gesti clamorosi, e nemmeno frasi memorabili. Era una piccola, curva, vecchia donna, che tirava avanti con fatica, in una casa ove si sentiva di troppo; ma non aveva i mezzi per andarsene e doveva, perciò, convivere con quotidiane mortificazioni.

Quando parlava e sorrideva, il suo viso si illuminava di bontà.

Era una persona semplice e mite: una delle tante, sconosciute persone semplici e miti che mandano avanti il mondo con la loro pazienza ed il loro coraggio, mentre gli altri - i ricchi, i sani, gli intelligenti, i colti, i giovani e i belli - si ingegnano in mille modi per mandarlo a rotoli, pur senza aver mai dovuto fare neanche la decima parte dei sacrifici di quelle.

Le sue amarezze non l’avevano amareggiata; le sue delusioni non l’avevano inaridita; le sue preoccupazioni non riuscirono mai a toglierle del tutto dal viso quel sorriso buono, quello sguardo mite e benevolo, di chi guarda al mondo con amore.

Anni e anni dopo che ci eravamo trasferiti in un’altra città, lei continuava a chiedere di mia mamma ogni volta che incontrava i nostri parenti. Era fedele nel ricordo e non perché si aspettasse qualche cosa in cambio, visto che ormai non saremmo più tornati.

Se qualche volta mi torna alla memoria la signora Adele, o meglio, semplicemente Adele, come la chiamavamo affettuosamente (e non certo per mancanza di rispetto, dato che mi è stato sempre insegnato a guardare con eguale considerazione qualunque persona, indipendentemente dalla sua posizione sociale), è perché non finisco mai di stupirmi al pensiero di quanti bravi uomini e donne sconosciuti esistono al mondo e  permettono,NONOSTANTE TUTTO, di andare avanti, nonostante il trionfo apparente dell’egoismo e della stupidità, eretti a sistema di vita.

E non finisco mai di provare sdegno al pensiero di come gli intellettuali, tradendo la responsabilità che viene affidata loro, facciano di tutto per esaltare modelli di vita narcisisti e distruttivi, veicolando l’idea funesta che una persona colta e intelligente deve essere per forza scontenta e rabbiosa contro tutto e contro tutti, non deve credere a niente e deve farsi beffe della bontà, ogni volta che la incontra, per mostrare di che stoffa “superiore” sia fatta.

Così, partendo dal ricordo di Adele, passo in rassegna tutte le persone buone, semplici e miti che ho avuto modo di incontrare nella vita, e il mio cuore dà un balzo di orgoglio, perché mi rendo conto di essere stata fortunata.

Ripenso a tanti piccoli eroi anonimi la cui presenza,  sia pure occasionale, ha riempito di calore lo sfondo della mia vita, aggiungendosi al calore della mia famiglia; e anche a quelli che ho conosciuto più tardi, per arrivare fino a quelli che ho l’onore di conoscere attualmente.

Mi sento una privilegiata; ma ho il sospetto che tutti dovremmo sentirci così, se solo sapessimo guardarci intorno un po’ meglio, e riconoscere le pietre preziose che incontriamo sul nostro cammino, in mezzo ai comuni ciottoli di fiume.

Ripenso, ad esempio, ad Angelo, il negoziante che aveva sempre un sorriso gentile ed un cioccolatino da offrire , quando entravo nella sua piccola bottega di paese per fare la spesa.  E' andato via per sempre quasi da un giorno all’altro, ma il suo sorriso è rimasto nel ricordo di quanti l’hanno conosciuto.

Oppure ripenso a Regina, la nonnina che viveva sola, perfettamente lucida e dignitosa, a più di novant’anni d’età, nel suo appartamento, alle cui finestre splendevano sempre dei bellissimi vasi di gerani, e che sempre si mostrava sollecita del prossimo e si interessava ai problemi degli altri, trovando ogni volta una parola di fede e di incoraggiamento da donare. Era bravissima a lavorare all’uncinetto; ed erano dei piccoli gioielli quelli che uscivano dalle sue mani.

L’elenco sarebbe lungo, lunghissimo.

Se lo facessi tutto (ma certo chissà quante persone dimenticherei), alla fine una cosa apparirebbe evidente: che queste persone umili e nascoste, piene di bontà e di delicatezza, sono molto, ma molto più numerose delle persone egoiste e cattive che, pure, ciascuno di noi ha fatto l’esperienza di incontrare nella propria vita.

Non è una scoperta da poco.

Significa che, nel mondo, la bontà è più diffusa della cattiveria; anche se bisogna aver sviluppato quel minimo di maturità per saperla riconoscere e per apprezzarla al suo giusto valore, per quanto possa vestire i più umili panni.

E anche quest’ultima constatazione non è cosa poco. Significa che per poter vedere la bontà che ci circonda, bisogna esserne degni: perché non si rivela a chiunque, non si rivela alle persone superficiali, distratte, egoiste.

Questo ci riconduce ad una ulteriore verità: che, nella vita, niente ci viene dato gratis; o meglio, che tutto ci viene offerto gratis, ma solo allorché noi abbiamo maturato la capacità di apprezzare ogni singola cosa.

Ed giusto che sia così.

Il dono non può e non deve essere più grande della capacità di apprezzarlo da parte di colui che lo riceve.
Non si deve regalare a un bambino un giocattolo più grande di lui; non si deve regalare a una persona un amore più grande di lei.

Devono esistere una proporzione e una corrispondenza ben precise fra l’entità del dono e l’anima del suo destinatario.

Se questo non avviene, allora il dono non viene capito e il suo destino è quello di essere gettato in un angolo e di restare inutilizzato o, peggio, di venire calpestato.
E si potrebbero citare molti esempi di persone che non solo non hanno saputo ricavare alcun giovamento da un dono troppo grande che era stato fatto loro, ma che, addirittura, ne hanno ricevuto un danno per la propria evoluzione spirituale.

È per questa ragione che una persona piccola e meschina non potrà mai comprendere il vero significato dell’amicizia o dell’amore: perché l’amicizia e l’amore sono doni grandi, per persone grandi.

Una formica non può capire se il sasso su cui si aggira è un sasso qualunque in mezzo a un campo oppure se è la cima della montagna più alta della Terra; perché la formica giudica ogni cosa secondo la propria prospettiva e secondo le proprie capacità.

Ciascuno di noi vede e giudica la realtà secondo la propria prospettiva e secondo le proprie capacità, ossia in base al livello della propria maturazione spirituale.

Rimanere a bocca aperta davanti a un bel corpo seducente, davanti alla giovinezza e alla ricchezza: queste cose non richiedono alcuna maturazione spirituale e chiunque ne rimanga conquistato, senza desiderare di spingere lo sguardo un po’ oltre, mostra in maniera evidente tutta la propria superficialità e tutta la propria piccolezza.

Infatti le più grandi qualità dell’anima, come abbiamo visto, non di rado si nascondo sotto umili apparenze: e saperle riconoscere e apprezzare richiede, se non un’anima grande, quanto meno una disposizione alla grandezza d’animo.

Esiste, a questo proposito, un grosso equivoco intorno al concetto di donna "moderna".

Secondo l’opinione corrente, una donna moderna sarebbe, più o meno, sinonimo di duro, di brutale, di insensibile; oltre che, si capisce, di potere di affascinazione.

Ma è un’opinione del tutto sbagliata. La vera femminilita' è sinonimo di forza calma e tranquilla, di noncuranza del superfluo e di capacità di puntare dritto all’essenziale,oltre che del fascino estremo della semplicita'.

La vera femminilita', pertanto, è una caratteristica piuttosto rara.
  Sono abbastanza rari anche gli uomini davvero virili, e questo specialmente al giorno d’oggi; mentre una donna può essere decisa, senza perdere nulla della propria femminilità.


Le persone inconsapevoli non la vedono neppure la differenza, mentre quelle ottenebrate dal falso Ego si infiammano di invidia e di gelosia, perché intuiscono quanto uscirebbero umiliate dal confronto, e fanno di tutto per sminuirla.

Grandezza chiama grandezza, meschinità chiama meschinità: ciascuno è attratto o respinto secondo le leggi della propria natura.

La vecchia Adele, con  il suo sorriso buono e mite (una persona buona può anche non essere mite), era una donna grande.

Ma perché dico: “era”?

Adele è qui, è viva: è viva nelle mille e mille persone come lei, piccole, umili, sconosciute.
Guai se non ci fossero loro.

Potremmo fare a meno di Cesare o di Napoleone, ma non delle persone come la cara, vecchia Adele.

cara adele...cara nina

 ve lo ripropongo volentieri su richiesta di molte persone che non avevano avuto modo di trovare il post...
Buongiorno a tutti ,spero che la dolcezza di questi contenuti vi rendano ancora piu' sensibili alle debolezze altrui ...almeno per oggi,contribuendo cosi' un pochino anche alla vostra felicita'.

L’altro giorno mi è tornata in mente la signora Adele.


Era già anziana quando io ero bambina; ed era già carica di acciacchi e di delusioni.

La ricordo così: piccola, magra, che si muoveva a fatica; però sempre indaffarata, sempre al lavoro: e sempre con un sorriso.

Più tardi ho saputo che il suo cuore non era lieto; che i dispiaceri familiari le amareggiavano la vita; che, a volte, una lacrima le scorreva giù dalle guance, e allora si passava velocemente le dita sotto gli occhiali ,  quasi vergognosa della propria momentanea debolezza.

Era una piccola donna eccezionale.

Credo fosse ignorantissima, nel senso corrente della parola; probabilmente non aveva neanche il diploma di quinta elementare e di certo non aveva letto né Virgilio, né Dante. Però molte cose aveva imparato dalla scuola della vita e dalla sua rude pedagogia; molti dolori aveva sopportato e molta solitudine; per non parlare delle strettezze economiche.

Vestiva in modo decoroso, ma modestissimo, infagottata in quei suoi cappotti sformati, e, non avendo i soldi per il dentista, si teneva i denti mezzi guasti. Parlava con voce un po’ rauca, asmatica, quasi a fatica. E stanca doveva esserlo perennemente, dato che faceva mille mestieri di fatica, nei locali pubblici e nelle case private, per guadagnarsi da vivere.

A casa nostra veniva per amicizia e, prima di andarsene, riceveva un sacco di pane duro per i suoi conigli e molte ordinazion per  i suoi bei  lavori di cucito.

Una volta venne a trovare mia mamma, ma era turbata, quasi piangente: le lenti dei suoi occhiali erano rotte e lei non vedeva praticamente nulla. Disse che le erano caduti, ma vi era motivo di credere che le cose fossero andate altrimenti, che qualcuno glieli avesse rotti; troppo dignitosa per confessare fino a che punto la sua vita fosse intessuta di umiliazioni, non volle dire niente. Mia mamma le offrì del denaro per farsi rifare le lenti e lei se ne andò un po’ racconsolata, con quei suoi passetti corti e veloci e quella sua caratteristica camminata dondolante.

Non l’ho mai dimenticata.

Non ricordo episodi particolari legati alla sua figura, né gesti clamorosi, e nemmeno frasi memorabili. Era una piccola, curva, vecchia donna, che tirava avanti con fatica, in una casa ove si sentiva di troppo; ma non aveva i mezzi per andarsene e doveva, perciò, convivere con quotidiane mortificazioni.

Quando parlava e sorrideva, il suo viso si illuminava di bontà.

Era una persona semplice e mite: una delle tante, sconosciute persone semplici e miti che mandano avanti il mondo con la loro pazienza ed il loro coraggio, mentre gli altri - i ricchi, i sani, gli intelligenti, i colti, i giovani e i belli - si ingegnano in mille modi per mandarlo a rotoli, pur senza aver mai dovuto fare neanche la decima parte dei sacrifici di quelle.

Le sue amarezze non l’avevano amareggiata; le sue delusioni non l’avevano inaridita; le sue preoccupazioni non riuscirono mai a toglierle del tutto dal viso quel sorriso buono, quello sguardo mite e benevolo, di chi guarda al mondo con amore.

Anni e anni dopo che ci eravamo trasferiti in un’altra città, lei continuava a chiedere di mia mamma ogni volta che incontrava i nostri parenti. Era fedele nel ricordo e non perché si aspettasse qualche cosa in cambio, visto che ormai non saremmo più tornati.

Se qualche volta mi torna alla memoria la signora Adele, o meglio, semplicemente Adele, come la chiamavamo affettuosamente (e non certo per mancanza di rispetto, dato che mi è stato sempre insegnato a guardare con eguale considerazione qualunque persona, indipendentemente dalla sua posizione sociale), è perché non finisco mai di stupirmi al pensiero di quanti bravi uomini e donne sconosciuti esistono al mondo e  permettono,NONOSTANTE TUTTO, di andare avanti, nonostante il trionfo apparente dell’egoismo e della stupidità, eretti a sistema di vita.

E non finisco mai di provare sdegno al pensiero di come gli intellettuali, tradendo la responsabilità che viene affidata loro, facciano di tutto per esaltare modelli di vita narcisisti e distruttivi, veicolando l’idea funesta che una persona colta e intelligente deve essere per forza scontenta e rabbiosa contro tutto e contro tutti, non deve credere a niente e deve farsi beffe della bontà, ogni volta che la incontra, per mostrare di che stoffa “superiore” sia fatta.

Così, partendo dal ricordo di Adele, passo in rassegna tutte le persone buone, semplici e miti che ho avuto modo di incontrare nella vita, e il mio cuore dà un balzo di orgoglio, perché mi rendo conto di essere stata fortunata.

Ripenso a tanti piccoli eroi anonimi la cui presenza,  sia pure occasionale, ha riempito di calore lo sfondo della mia vita, aggiungendosi al calore della mia famiglia; e anche a quelli che ho conosciuto più tardi, per arrivare fino a quelli che ho l’onore di conoscere attualmente.

Mi sento una privilegiata; ma ho il sospetto che tutti dovremmo sentirci così, se solo sapessimo guardarci intorno un po’ meglio, e riconoscere le pietre preziose che incontriamo sul nostro cammino, in mezzo ai comuni ciottoli di fiume.

Ripenso, ad esempio, ad Angelo, il negoziante che aveva sempre un sorriso gentile ed un cioccolatino da offrire , quando entravo nella sua piccola bottega di paese per fare la spesa.  E' andato via per sempre quasi da un giorno all’altro, ma il suo sorriso è rimasto nel ricordo di quanti l’hanno conosciuto.

Oppure ripenso a Regina, la nonnina che viveva sola, perfettamente lucida e dignitosa, a più di novant’anni d’età, nel suo appartamento, alle cui finestre splendevano sempre dei bellissimi vasi di gerani, e che sempre si mostrava sollecita del prossimo e si interessava ai problemi degli altri, trovando ogni volta una parola di fede e di incoraggiamento da donare. Era bravissima a lavorare all’uncinetto; ed erano dei piccoli gioielli quelli che uscivano dalle sue mani.

L’elenco sarebbe lungo, lunghissimo.

Se lo facessi tutto (ma certo chissà quante persone dimenticherei), alla fine una cosa apparirebbe evidente: che queste persone umili e nascoste, piene di bontà e di delicatezza, sono molto, ma molto più numerose delle persone egoiste e cattive che, pure, ciascuno di noi ha fatto l’esperienza di incontrare nella propria vita.

Non è una scoperta da poco.

Significa che, nel mondo, la bontà è più diffusa della cattiveria; anche se bisogna aver sviluppato quel minimo di maturità per saperla riconoscere e per apprezzarla al suo giusto valore, per quanto possa vestire i più umili panni.

E anche quest’ultima constatazione non è cosa poco. Significa che per poter vedere la bontà che ci circonda, bisogna esserne degni: perché non si rivela a chiunque, non si rivela alle persone superficiali, distratte, egoiste.

Questo ci riconduce ad una ulteriore verità: che, nella vita, niente ci viene dato gratis; o meglio, che tutto ci viene offerto gratis, ma solo allorché noi abbiamo maturato la capacità di apprezzare ogni singola cosa.

Ed giusto che sia così.

Il dono non può e non deve essere più grande della capacità di apprezzarlo da parte di colui che lo riceve.
Non si deve regalare a un bambino un giocattolo più grande di lui; non si deve regalare a una persona un amore più grande di lei.

Devono esistere una proporzione e una corrispondenza ben precise fra l’entità del dono e l’anima del suo destinatario.

Se questo non avviene, allora il dono non viene capito e il suo destino è quello di essere gettato in un angolo e di restare inutilizzato o, peggio, di venire calpestato.
E si potrebbero citare molti esempi di persone che non solo non hanno saputo ricavare alcun giovamento da un dono troppo grande che era stato fatto loro, ma che, addirittura, ne hanno ricevuto un danno per la propria evoluzione spirituale.

È per questa ragione che una persona piccola e meschina non potrà mai comprendere il vero significato dell’amicizia o dell’amore: perché l’amicizia e l’amore sono doni grandi, per persone grandi.

Una formica non può capire se il sasso su cui si aggira è un sasso qualunque in mezzo a un campo oppure se è la cima della montagna più alta della Terra; perché la formica giudica ogni cosa secondo la propria prospettiva e secondo le proprie capacità.

Ciascuno di noi vede e giudica la realtà secondo la propria prospettiva e secondo le proprie capacità, ossia in base al livello della propria maturazione spirituale.

Rimanere a bocca aperta davanti a un bel corpo seducente, davanti alla giovinezza e alla ricchezza: queste cose non richiedono alcuna maturazione spirituale e chiunque ne rimanga conquistato, senza desiderare di spingere lo sguardo un po’ oltre, mostra in maniera evidente tutta la propria superficialità e tutta la propria piccolezza.

Infatti le più grandi qualità dell’anima, come abbiamo visto, non di rado si nascondo sotto umili apparenze: e saperle riconoscere e apprezzare richiede, se non un’anima grande, quanto meno una disposizione alla grandezza d’animo.

Esiste, a questo proposito, un grosso equivoco intorno al concetto di donna "moderna".

Secondo l’opinione corrente, una donna moderna sarebbe, più o meno, sinonimo di duro, di brutale, di insensibile; oltre che, si capisce, di potere di affascinazione.

Ma è un’opinione del tutto sbagliata. La vera femminilita' è sinonimo di forza calma e tranquilla, di noncuranza del superfluo e di capacità di puntare dritto all’essenziale,oltre che del fascino estremo della semplicita'.

La vera femminilita', pertanto, è una caratteristica piuttosto rara.
  Sono abbastanza rari anche gli uomini davvero virili, e questo specialmente al giorno d’oggi; mentre una donna può essere decisa, senza perdere nulla della propria femminilità.


Le persone inconsapevoli non la vedono neppure la differenza, mentre quelle ottenebrate dal falso Ego si infiammano di invidia e di gelosia, perché intuiscono quanto uscirebbero umiliate dal confronto, e fanno di tutto per sminuirla.

Grandezza chiama grandezza, meschinità chiama meschinità: ciascuno è attratto o respinto secondo le leggi della propria natura.

La vecchia Adele, con  il suo sorriso buono e mite (una persona buona può anche non essere mite), era una donna grande.

Ma perché dico: “era”?

Adele è qui, è viva: è viva nelle mille e mille persone come lei, piccole, umili, sconosciute.
Guai se non ci fossero loro.

Potremmo fare a meno di Cesare o di Napoleone, ma non delle persone come la cara, vecchia Adele.

...alle donne di tutto il mondo....alle donne Donne
Grazie marco.....dedichiamolo a tutte
notte dolce ,notte rabbiosa,notte insonne ,notte armoniosa
notte a tutti vvb francesca
Oggi giornata di pensiero e di poca scrittura.

Pero....a pensarci bene una riflessione su un profilo letto di sfuggita l'ho  avuta.Dieci minuti in chat ,un fulmine mi ha colpito.
Sono sempre la stessa,pronta a stupirmi anche di cose che per altri sembrano scontate,lo so.

Ma attraverso domande banali si scoprono vie che altri non raggiungono mai,nella presunzione di saper fare ragionamenti tortuosi.

Stellina nel Cuore: un nick,carino,banale,semplice,non aggressivo...tutto ok.
Allora? direte voi...
Perche' mettere nel profilo una foto di una 30enne ripetuta per ben 8 volte(o di quando aveva 30 anni,o delle figlia,nipote ,chi lo sa..),quando sfogliando le altre capisci che ne ha almeno 60 ?????
Fra l'altro una bella 60enne...non dovrebbe avere nessun timore a presentarsi per quel che e'.

Scusatemi ..per voi saro' infantile,pensate quello che volete..ingenua???? Forse....pero' voi spiegatemi un perche ' ,un perche' che non cada nella banalita'..sarebbe troppo facile. 

Oggi giornata di pensiero e di poca scrittura.

Pero....a pensarci bene una riflessione su un profilo letto di sfuggita l'ho  avuta.Dieci minuti in chat ,un fulmine mi ha colpito.
Sono sempre la stessa,pronta a stupirmi anche di cose che per altri sembrano scontate,lo so.

Ma attraverso domande banali si scoprono vie che altri non raggiungono mai,nella presunzione di saper fare ragionamenti tortuosi.

Stellina nel Cuore: un nick,carino,banale,semplice,non aggressivo...tutto ok.
Allora? direte voi...
Perche' mettere nel profilo una foto di una 30enne ripetuta per ben 8 volte(o di quando aveva 30 anni,o delle figlia,nipote ,chi lo sa..),quando sfogliando le altre capisci che ne ha almeno 60 ?????
Fra l'altro una bella 60enne...non dovrebbe avere nessun timore a presentarsi per quel che e'.

Scusatemi ..per voi saro' infantile,pensate quello che volete..ingenua???? Forse....pero' voi spiegatemi un perche ' ,un perche' che non cada nella banalita'..sarebbe troppo facile. 

Anche l’amore diventa social e cede alla rivoluzione dettata dai social network. Conoscersi, innamorarsi e separarsi nel Web

Sono i “non luoghi” surrogati dell’appuntamento al buio. Dietro lo schermo, si sa, ci si sente più protetti, più sicuri di sé: questo, ci rende più predisposti a intraprendere nuove relazioni, a imbatterci in nuove conoscenze nate proprio nel Web.
Dopotutto gli impegni quotidiani sono talmente tanti che non abbiamo neanche più il tempo, e la voglia, di uscire la sera e conoscere qualcuno. Insomma, i social network nascono per semplificarci la vita e ci aiutano anche a trovare un partner. Un lui o un lei a portata di click, costruito e plasmato in base ai nostri gusti e alle nostre esigenze, pronto a chattare e a condividere foto e link.

Due si incontrano, si studiano, si scrivono e magari si piacciono. Ma cosa piace esattamente all’uno dell’altro? Una foto sta alla persona come la scarpa al piede,  mancano i fondamentali. Chimica, gestualità, voce. C’è molto altro, vero, persino troppo. Le foto si tirano dietro tutto un mondo di vacanze in cui il soggetto se non è stupido sceglie l’inquadratura migliore, racconta di sè imprese strabilianti, sceglie addirittura un altro nome.  La home page di Facebook trabocca di compleanni, rimpatriate scolastiche, Natali, molti sorrisi, molti  ex compagni (ha notato che sono sempre ex?). E’ in quel mondo che chi guarda si aspetta di entrare. Un universo parallelo senza cattivi umori e cattivi odori, senza giornate storte. Inevitabile che quando il fatidico incontro si verifica rimanga deluso. E non solo perché una bella foto non sempre corrisponde a una bella persona, ma perché oltretutto manca la sorpresa. Cosa aspettarsi di più, di meglio, da chi  ha già  documentato nei dettagli  le gastriti, i chili persi e gli amici ritrovati? Se è il mistero ad accendere l’amore, meglio lasciare spento il pc e farsi un giro al mercato.

Per i musulmani, invece, una fatwa vieta l’uso del social network Facebook, il più usato tra i giovani nei paesi arabi.
lo sceicco Abdel Hamid al-Atrash, ha emanato un decreto religioso islamico che per la prima volta vieta ai musulmani l’uso del noto social network. Il religioso egiziano avrebbe emanato questa fatwa dopo aver appreso i dati emersi da uno studio diffuso nel paese arabo secondo cui il successo di Facebook va di pari passo con il numero dei divorzi tra le famiglie musulmane.

Che differenza c’è, secondo voi, tra conoscere una persona tramite siti web o incontrarla per strada?
Non si può negare che una differenza concreta nel parlare con una pesona ‘live’ sia darle tutta l'attenzione  rivolgendole tutti i canali comunicativi che madre natura ci ha dato (beh, non a caso abbiamo 5 sensi).

Che un rapporto via chat sia più superficiale (senza contatto visivo ed emotivo, “distante” in doppio senso) non credo sia possibile negarlo o si dovrebbe negare che la natura umana dell’interazione  sia sempre stata vis a vis, se non nell’ultimo decennio.
E poi, per dirsi cosa? Quali sono i REALI bisogni in gioco? Perché si ha la necessità di stare in rete?

“Oggi la tecnologia mi permette di comunicare persino con un aborigeno!!! Ma la domanda è, Aborigeno, io e te, che cavolo (il termine originale era più esplicito) ci dobbiamo dire??”.(Guzzanti)

Vi lascio con quest'interrogativo e con un sorriso

Anche l’amore diventa social e cede alla rivoluzione dettata dai social network. Conoscersi, innamorarsi e separarsi nel Web

Sono i “non luoghi” surrogati dell’appuntamento al buio. Dietro lo schermo, si sa, ci si sente più protetti, più sicuri di sé: questo, ci rende più predisposti a intraprendere nuove relazioni, a imbatterci in nuove conoscenze nate proprio nel Web.
Dopotutto gli impegni quotidiani sono talmente tanti che non abbiamo neanche più il tempo, e la voglia, di uscire la sera e conoscere qualcuno. Insomma, i social network nascono per semplificarci la vita e ci aiutano anche a trovare un partner. Un lui o un lei a portata di click, costruito e plasmato in base ai nostri gusti e alle nostre esigenze, pronto a chattare e a condividere foto e link.

Due si incontrano, si studiano, si scrivono e magari si piacciono. Ma cosa piace esattamente all’uno dell’altro? Una foto sta alla persona come la scarpa al piede,  mancano i fondamentali. Chimica, gestualità, voce. C’è molto altro, vero, persino troppo. Le foto si tirano dietro tutto un mondo di vacanze in cui il soggetto se non è stupido sceglie l’inquadratura migliore, racconta di sè imprese strabilianti, sceglie addirittura un altro nome.  La home page di Facebook trabocca di compleanni, rimpatriate scolastiche, Natali, molti sorrisi, molti  ex compagni (ha notato che sono sempre ex?). E’ in quel mondo che chi guarda si aspetta di entrare. Un universo parallelo senza cattivi umori e cattivi odori, senza giornate storte. Inevitabile che quando il fatidico incontro si verifica rimanga deluso. E non solo perché una bella foto non sempre corrisponde a una bella persona, ma perché oltretutto manca la sorpresa. Cosa aspettarsi di più, di meglio, da chi  ha già  documentato nei dettagli  le gastriti, i chili persi e gli amici ritrovati? Se è il mistero ad accendere l’amore, meglio lasciare spento il pc e farsi un giro al mercato.

Per i musulmani, invece, una fatwa vieta l’uso del social network Facebook, il più usato tra i giovani nei paesi arabi.
lo sceicco Abdel Hamid al-Atrash, ha emanato un decreto religioso islamico che per la prima volta vieta ai musulmani l’uso del noto social network. Il religioso egiziano avrebbe emanato questa fatwa dopo aver appreso i dati emersi da uno studio diffuso nel paese arabo secondo cui il successo di Facebook va di pari passo con il numero dei divorzi tra le famiglie musulmane.

Che differenza c’è, secondo voi, tra conoscere una persona tramite siti web o incontrarla per strada?
Non si può negare che una differenza concreta nel parlare con una pesona ‘live’ sia darle tutta l'attenzione  rivolgendole tutti i canali comunicativi che madre natura ci ha dato (beh, non a caso abbiamo 5 sensi).

Che un rapporto via chat sia più superficiale (senza contatto visivo ed emotivo, “distante” in doppio senso) non credo sia possibile negarlo o si dovrebbe negare che la natura umana dell’interazione  sia sempre stata vis a vis, se non nell’ultimo decennio.
E poi, per dirsi cosa? Quali sono i REALI bisogni in gioco? Perché si ha la necessità di stare in rete?

“Oggi la tecnologia mi permette di comunicare persino con un aborigeno!!! Ma la domanda è, Aborigeno, io e te, che cavolo (il termine originale era più esplicito) ci dobbiamo dire??”.(Guzzanti)

Vi lascio con quest'interrogativo e con un sorriso

martedì 16 novembre 2010

ad un amico ritrovato

Gran parte dei nostri sogni li viviamo con assai maggiore intensità della nostra esistenza da svegli.
per vivere di sogni
ho inventato la strada
che conduce al chiarore
di pensieri…
Non aver dubbi..
Non guardare indietro.
Non sentire pesi.
Non guardarmi rughe..
non riesco ad immaginare una vita senza sogni .


Molte persone sia che lo dicano o meno, ritengono di essere insoddisfatte della propria vita.
La maggior parte di queste, però, non sa rispondere alla domanda:
"Ma tu cosa vuoi veramente?Cosa sogni?" capita frequentemente che ammutoliscano.

Molti si danno un tono dicendo: " sono una persona concreta!".In realtà, spesso dietro questo atteggiamento "maturo" si cela la paura: paura di fallire, del giudizio della gente, di vedere infrante le proprie illusioni.

Vivere una vita senza sogni può dare l'illusione di vivere al riparo dal dolore, ma è un po' come pretendere di ripararsi dalla pioggia sotto una tettoia piena di fori.
Per un po' resti all'asciutto, ma poi la pioggia aumenta, poco alla volta il livello dell'acqua sotto i tuoi piedi cresce e gli abiti si inzuppano.
E allora ti chiedi se non valeva la pena rischiare qualche gocciolina per trovare un luogo migliore dove stare.C'è una bella differenza tra vivere di sogni e dare vita ai propri sogni.
Il primo caso è tipico delle persone che cercano di evadere dalla realtà, i classici sognatori con la testa sempre tra le nuvole.
Il secondo caso è proprio di quei “visionari con i piedi per terra” che spesso ottengono ciò che desiderano.

Il vero "casino" è realizzare di quale caso fai parte.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=bnVUHWCynig&w=560&h=315]

La perdita del corteggiamento e della fantasia nella specie umana e' una catastrofe biologica paragonabile alla perdita dell'istinto di cova nei polli.
Caro lupo solitario----
fare la bambina non vuol dire esserlo...
Vissuta tra forti onde ,ora preferisco il fuoco...ma che non mi manchi mai o l'una  o l'altro.

La perdita del corteggiamento e della fantasia nella specie umana e' una catastrofe biologica paragonabile alla perdita dell'istinto di cova nei polli.
Caro lupo solitario----
fare la bambina non vuol dire esserlo...
Vissuta tra forti onde ,ora preferisco il fuoco...ma che non mi manchi mai o l'una  o l'altro.

comunicazione?? no..parliamo lingue diverse

sottotitolo:scusa se ti massacro.....

Il mio uomo e' un marziano....
Quante volte ho sentito e ho anche detto io stessa questa frase!
Il mio marziano da' importanza soprattutto alla competenza,all'efficienza e ai risultati.
Definisce il senso di se' in base alla capacita' di raggiungere risultati.

Non si interessa alla psicologia..
Mentre le donne sognano l'avventura romantica,lui fantastica di computer rapidissimi e strumenti tecnologici sempre piu' all'avanguardia.
Ai"  LUI  "  stanno a cuore "le cose" che li aiutano a raggiungere gli obiettivi che si sono prefissi.

Obiettivi che equivalgono ad efficienza,potere,competenza.
Parlare con lui di un problema equivale alla richiesta di un consiglio.Automaticamente,ascolta per un po',e infine offre qualche geniale parere.

Sbagliato!!!!  Se io (o la maggior parte delle donne,tranne quelle che hanno l'andatura da portuale,forse)
illustro del tutto innocentemente dei turbamenti o enumero a voce alta le difficolta' che mi affliggono,subito il mio marziano si convince che io stia cercando un parere superqualificato.

Se la soluzione viene respinta o viene appurato che il suo contributo non ha avuto l'effetto sperato,continuare ad ascoltare la propria compagna diventa sempre piu' difficile :  la sua soluzione e' stata respinta e ignora che potrebbe ascoltarla e BASTA!

PARLARE DEI PROPRI PROBLEMI NON EQUIVALE AUTOMATICAMENTE A SOLLECITARE UNA SOLUZIONE.

Per me e parlo anche a nome della maggior parte,sono importanti soprattutto l'amore,la comunicazione,la bellezza,e i rapporti interpersonali.
Il nostro senso di se' si definiscce attraverso i sentimenti e la qualita' dei rapporti.
Ci sentiamo realizzate attraverso la partecipazione e le relazioni.
Certo a furia di frequentare donne di scarsissima qualita',si e' portati  a credere che il genere di donne sia quella che infila una parolaccia ogni 4 parole di stentato italiano..ma si sa..chi va con lo zoppo....

Alle vere donne interessa l'armonia e la reciprocita'.  Le relazioni sono piu' importanti del lavoro e della tecnologia o dell'odio o di qualsiasi sterile diatriba.
Le vere donne sono interessate alla crescita personale,dando e ricevendo,a tutto quello che comporta il migliorare...non il vincere...non la parita'.

E' vero ci sono purtroppo donne mascolinizzate..ahime'..che non capiscono piu' ormai la differenza tra ovaio e testicolo e che non sanno piu' che non e' importante dimostrare a tutti i costi le proprie capacita',la propria aggressivita' e  non capiscono che avere bisogno di aiuto non e' segno di debolezza.

Ma per  il mio marziano e per  i marziani di tutte,le cose vanno diversamente. PENSANO: se una cosa funziona ,perche' cambiarla?.Il loro istinto e' di non interferire."Non riparare cio' che non e' rotto"....salvo poi correre ai ripari.....quando il messaggio finale  che arriva da noi ormai esauste  e':  " non funzioni!"
Esempi di comunicazione con il mio marziano:

IO :  c'e' qualcosa che non va             LUI:  stai dicendo che e' colpa
                                                             mia??
IO:   vorrei piu' fantasia                      LUI:  mi stai dicendo che sono
                                                                   piatto??
IO  : NON MI STAI
       ascoltando
                                             LUI:    si certo,ma nel frattempo vedo se domani piovera'......                             

                          vvb  francesca !!       mahhhhhhhh





comunicazione?? no..parliamo lingue diverse

sottotitolo:scusa se ti massacro.....

Il mio uomo e' un marziano....
Quante volte ho sentito e ho anche detto io stessa questa frase!
Il mio marziano da' importanza soprattutto alla competenza,all'efficienza e ai risultati.
Definisce il senso di se' in base alla capacita' di raggiungere risultati.

Non si interessa alla psicologia..
Mentre le donne sognano l'avventura romantica,lui fantastica di computer rapidissimi e strumenti tecnologici sempre piu' all'avanguardia.
Ai"  LUI  "  stanno a cuore "le cose" che li aiutano a raggiungere gli obiettivi che si sono prefissi.

Obiettivi che equivalgono ad efficienza,potere,competenza.
Parlare con lui di un problema equivale alla richiesta di un consiglio.Automaticamente,ascolta per un po',e infine offre qualche geniale parere.

Sbagliato!!!!  Se io (o la maggior parte delle donne,tranne quelle che hanno l'andatura da portuale,forse)
illustro del tutto innocentemente dei turbamenti o enumero a voce alta le difficolta' che mi affliggono,subito il mio marziano si convince che io stia cercando un parere superqualificato.

Se la soluzione viene respinta o viene appurato che il suo contributo non ha avuto l'effetto sperato,continuare ad ascoltare la propria compagna diventa sempre piu' difficile :  la sua soluzione e' stata respinta e ignora che potrebbe ascoltarla e BASTA!

PARLARE DEI PROPRI PROBLEMI NON EQUIVALE AUTOMATICAMENTE A SOLLECITARE UNA SOLUZIONE.

Per me e parlo anche a nome della maggior parte,sono importanti soprattutto l'amore,la comunicazione,la bellezza,e i rapporti interpersonali.
Il nostro senso di se' si definiscce attraverso i sentimenti e la qualita' dei rapporti.
Ci sentiamo realizzate attraverso la partecipazione e le relazioni.
Certo a furia di frequentare donne di scarsissima qualita',si e' portati  a credere che il genere di donne sia quella che infila una parolaccia ogni 4 parole di stentato italiano..ma si sa..chi va con lo zoppo....

Alle vere donne interessa l'armonia e la reciprocita'.  Le relazioni sono piu' importanti del lavoro e della tecnologia o dell'odio o di qualsiasi sterile diatriba.
Le vere donne sono interessate alla crescita personale,dando e ricevendo,a tutto quello che comporta il migliorare...non il vincere...non la parita'.

E' vero ci sono purtroppo donne mascolinizzate..ahime'..che non capiscono piu' ormai la differenza tra ovaio e testicolo e che non sanno piu' che non e' importante dimostrare a tutti i costi le proprie capacita',la propria aggressivita' e  non capiscono che avere bisogno di aiuto non e' segno di debolezza.

Ma per  il mio marziano e per  i marziani di tutte,le cose vanno diversamente. PENSANO: se una cosa funziona ,perche' cambiarla?.Il loro istinto e' di non interferire."Non riparare cio' che non e' rotto"....salvo poi correre ai ripari.....quando il messaggio finale  che arriva da noi ormai esauste  e':  " non funzioni!"
Esempi di comunicazione con il mio marziano:

IO :  c'e' qualcosa che non va             LUI:  stai dicendo che e' colpa
                                                             mia??
IO:   vorrei piu' fantasia                      LUI:  mi stai dicendo che sono
                                                                   piatto??
IO  : NON MI STAI
       ascoltando
                                             LUI:    si certo,ma nel frattempo vedo se domani piovera'......                             

                          vvb  francesca !!       mahhhhhhhh





lunedì 15 novembre 2010

al mio bodyguard

Quando ero un cucciolo, ti ho divertito con le mie buffonate e ti ho
 fatto ridere. Mi chiamavi il tua bambino e nonostante un certo numero
 di scarpe rosicchiate ed un paio di guanciali squartati e sparpagliati
 ovunque, sono diventato il tuo migliore amico.Ogni qualvolta facevo il
 " discolo " mi agitavi il dito davanti al naso e mi chiedevi " Come
 hai potuto?", ma poi cedevi e mi rotolavi sulla pancia per una
 grattatina. La mia educazione casalinga fu un po' piu' lunga di quel
 che pensavi, perché eri molto indaffarata, ma ci abbiamo lavorato
 insieme. Ricordo le notti in cui mi ranicchiavo vicino a te nel letto
 ed ascoltavo le tue confidenze ed i tuoi sogni segreti e credevo che
 la vita non sarebbe potuta essere più perfetta. Andavamo a fare
 lunghe camminate e corse nel parco, giri in macchina, fermate per il
 gelato (per me solo il cono perchè "il gelato fa male ai cani",
 dicevi), ed io mi facevo lunghi pisolini al sole, aspettando che
 tornassi a casa alla fine della giornata. Impercettibilmente, hai
 iniziato a trascorrere più tempo al lavoro, a pensare alla tua
 carriera e io ti seguivo.  Ti ho aspettato con pazienza, consolandoti comunque nei dolori e nelle
 delusioni, non ti ho mai rimproverato per le decisioni sbagliate e ho
 salutato con gioia ogni tuo ritorno a casa, anche tutte le volte che ti sei innamorata.... Ero felice, perchè tu eri felice.

Quando capii che non avrei potuto competere con l'eta 'mi ritirai nell'angolo
 più lontano ed aspettai.
Sentii i tuoi passi che venivano per me alla
 fine della giornata, e ti seguii silenziosamente ,
 fino ad una stanza isolata. Una stanza magnificamente tranquilla.   mi strofinasti le orecchie dicendomi di non preoccuparmi. Il mio cuore martellava nell' attesa di ciò che stava
 per succedere, ma c'era anche un senso di sollievo.
Io prigioniero dell'amore per te avevo finito i miei giorni.
Una lacrima ti scendeva lungo una guancia. Ti leccai
la mano così come facevo per consolarti da  tanti anni .

Con le mie ultime energie ti regalai un colpo di coda ...Era per te, Mia Amata Padrona, era a te che stavo
 pensando...Penserò sempre a te e ti aspetterò per sempre. Che tutti
 nella tua vita, possano continuare a mostrarti così tanta lealta'.

ciao francy ,il tuo Leone

al mio bodyguard

Quando ero un cucciolo, ti ho divertito con le mie buffonate e ti ho
 fatto ridere. Mi chiamavi il tua bambino e nonostante un certo numero
 di scarpe rosicchiate ed un paio di guanciali squartati e sparpagliati
 ovunque, sono diventato il tuo migliore amico.Ogni qualvolta facevo il
 " discolo " mi agitavi il dito davanti al naso e mi chiedevi " Come
 hai potuto?", ma poi cedevi e mi rotolavi sulla pancia per una
 grattatina. La mia educazione casalinga fu un po' piu' lunga di quel
 che pensavi, perché eri molto indaffarata, ma ci abbiamo lavorato
 insieme. Ricordo le notti in cui mi ranicchiavo vicino a te nel letto
 ed ascoltavo le tue confidenze ed i tuoi sogni segreti e credevo che
 la vita non sarebbe potuta essere più perfetta. Andavamo a fare
 lunghe camminate e corse nel parco, giri in macchina, fermate per il
 gelato (per me solo il cono perchè "il gelato fa male ai cani",
 dicevi), ed io mi facevo lunghi pisolini al sole, aspettando che
 tornassi a casa alla fine della giornata. Impercettibilmente, hai
 iniziato a trascorrere più tempo al lavoro, a pensare alla tua
 carriera e io ti seguivo.  Ti ho aspettato con pazienza, consolandoti comunque nei dolori e nelle
 delusioni, non ti ho mai rimproverato per le decisioni sbagliate e ho
 salutato con gioia ogni tuo ritorno a casa, anche tutte le volte che ti sei innamorata.... Ero felice, perchè tu eri felice.

Quando capii che non avrei potuto competere con l'eta 'mi ritirai nell'angolo
 più lontano ed aspettai.
Sentii i tuoi passi che venivano per me alla
 fine della giornata, e ti seguii silenziosamente ,
 fino ad una stanza isolata. Una stanza magnificamente tranquilla.   mi strofinasti le orecchie dicendomi di non preoccuparmi. Il mio cuore martellava nell' attesa di ciò che stava
 per succedere, ma c'era anche un senso di sollievo.
Io prigioniero dell'amore per te avevo finito i miei giorni.
Una lacrima ti scendeva lungo una guancia. Ti leccai
la mano così come facevo per consolarti da  tanti anni .

Con le mie ultime energie ti regalai un colpo di coda ...Era per te, Mia Amata Padrona, era a te che stavo
 pensando...Penserò sempre a te e ti aspetterò per sempre. Che tutti
 nella tua vita, possano continuare a mostrarti così tanta lealta'.

ciao francy ,il tuo Leone

domenica 14 novembre 2010

  • Il niente è da preferirsi al soffrire? Io perfino nelle pause in cui piango sui miei fallimenti, le mie delusioni, i miei strazi, concludo che soffrire sia da preferirsi al niente.











  • COPPIA DI BELLI

     Se tu e lui siete la foto a colori mai scattata di Adamo ed Eva nel paradiso dell'Eden, se ricordate la leggiadria di Albano e Romina, se Ridge e Brook a voi vi fanno un baffo, se Buffon e la Seredova sono belli una cippa al vostro confronto, siete destinati alla tragica fine, siete sull'orlo di un precipizio, siete a due passi dal baratro. Le possibilità di durata di una coppia di belli sono minime. Entrambi consapevoli delle loro caratteristiche fisiche, accumulano una certa sicurezza in se stessi che insomma "se ci si lascia, lo sostituisco in un attimo, come fosse una mutanda", c'è meno paura dell'abbandono, ci sono degli attacchi da agenti esterni continui, la vita sociale è un campo minato! Lui c'ha le donne in preda a isterismi orgasmici ai piedi, e lei gli uomini col Porsche che non vedono l'ora di farle provare il cambio automatico, tra belli c'è più orgoglio, si litiga più facilmente perchè la bellezza lo permette e soprattutto perchè un bello sappiatelo... non resta QUASI mai col fondoschiena  per terra. PERCENTUALE DI SOPRAVVIVENZA: 10%

    COPPIA DI BELLI

     Se tu e lui siete la foto a colori mai scattata di Adamo ed Eva nel paradiso dell'Eden, se ricordate la leggiadria di Albano e Romina, se Ridge e Brook a voi vi fanno un baffo, se Buffon e la Seredova sono belli una cippa al vostro confronto, siete destinati alla tragica fine, siete sull'orlo di un precipizio, siete a due passi dal baratro. Le possibilità di durata di una coppia di belli sono minime. Entrambi consapevoli delle loro caratteristiche fisiche, accumulano una certa sicurezza in se stessi che insomma "se ci si lascia, lo sostituisco in un attimo, come fosse una mutanda", c'è meno paura dell'abbandono, ci sono degli attacchi da agenti esterni continui, la vita sociale è un campo minato! Lui c'ha le donne in preda a isterismi orgasmici ai piedi, e lei gli uomini col Porsche che non vedono l'ora di farle provare il cambio automatico, tra belli c'è più orgoglio, si litiga più facilmente perchè la bellezza lo permette e soprattutto perchè un bello sappiatelo... non resta QUASI mai col fondoschiena  per terra. PERCENTUALE DI SOPRAVVIVENZA: 10%

    MAI completamente nuda....



    Lo diceva Coco Chanel :" Sourtout,madames,ne vous otez jamais les bas et les chaussures"
    (Soprattutto, signore, non toglietevi mai le calze e le scarpe.)

    La grandezza della donna e' la sua femminilita',non la parita' con l'uomo.

    Quando cerca la parita' rinuncia a qualcosa di se'...il risultato e' quasi sempre una gran noia.











    ...un po' di musica ora

    giorno  amici e amiche....lo sapete che non vi lascio mai soli ...e ieri ho ricevuto tante mail per evere risposte su un tema che riguarda la differenza tra essere bella e avere libido,cioe' potere seduttivo.
    Come la vedete voi uomini???

    tento di chiarire la questione che affligge molte donne insicure e molti uomini che invece al contrario sono sicurissimi di quello che vogliono,ma anche loro possono incappare nel belloccio di turno.

    A decidere cosa e' bello non sono i nostri occhi ma il nostro cervello.
    Se il nostro cervello decide che il mostro di Frankestein e' bello non c'e' nulla da fare.
    Potete dirgli quello che volete,lui se ne infischia.
    Per lui il mostro sara' l'uomo piu' bello del mondo e cosi' e'.
    Chi non si considera una gran bellezza e' qui che si sbaglia.
    Voi siete belli....quello che non si deve mai fare casomai e' pretendere di essere bellissimi per tutti.
    Bisogna essere bellissimi per lui/lei,chiunque sia la lei /lui che si e' scelto.

    Cara donna,ti sembrera' incredibile ma  agli uomini le donne bellisssime non interessano e cosi' vale per le donne ,signori uomini.

    Non interessano come donne vere,ma soltanto come icone.
    Primo le considerano imprendibili.
    Secondo difficilmente saranno anche interessanti poiche' con l'essere bellissime credono di aver gia' fatto tutto .
    Per gli uomini le donne bellissime vanno bene per le fantasie sessuali,non nella realta'.
    Sono soltanto delle foto nei camion.
    Nella realta l'uomo vuole una donna che si muove,principalmente,non una statua,per bella che sia.

    La seduzione e' movimento per entrambi i sessi..

    Per gli uomini la bellezza di una donna consiste principalmente nella capacita' di seduzione

    A questo proposito bisogna sfatare una volta per tutte un mito che voi donne vi portate dentro come una maledizione biblica.
    Quello del culo grosso.
    In tutta la mia vita non ho mai conosciuto una donna contenta del suo culo.(tranne  me stessa ahahaha).
    Il fondoschiena grosso e' considerato dalle donne una disgrazia paragonabile al piede equino o al labbro leporino.
    Ma da dove vi viene questa tortura mentale?
    Ve lo volete mettere in testa che agli uomini piace il culo grosso delle donne??

    Il fondoschiena femminile sta al cervello maschile come il sole sta alle piante,come il mare sta ai pesci,come il vento sta alle barche a vela.
    E' il chiodo fisso degli uomini,il loro miraggio,il loro ideale.
    Ma voi niente..non capite!!!!
    Ve la ricordate quella battuta detta da un uomo a Sigourney Weaver nel film Una donna in carriera(1988)?  "Culo secco!!"..
    Che per un uomo equivale a " donna senza femminilita' e quindi senza bellezza".
    Eppure la Weaver impersonava una donna perfettamente corrispondente ai canoni femminili della bellezza: alta,magra,sportiva.

    Dure nella vostra follia autodistruttiva continuate a rovinarvi la vita ,confrontando le dimensioni dei vostri fondoschiena con la moda ,non con cio' che piace agli uomini.

    Certo un bel c..o ed un bel seno fanno sempre il loro effetto.Ma tutto dipende da come li esponi,da come li muovi.
    La compreresti tu una bella orchidea chiusa in un sacchetto della spazzatura e buttata in un bidone?? 
    E allora cosa seduce uomini e donne? Cosa fa pompare l'adrenalina nel sangue ,venire i sudori freddi e rizzare i peli ad entrambi?

    Lo fa l'essere provocanti.....se il tuo cervello trasmette il valzer di Strauss tutti si mettono a ballare.
    Se trasmette il bollettino metereologico con depressione in aumento tutti si ritirano in casa e si mettono a guardare la televisione.

    E' una questione di testa,cioe' di convinzione personale,di autoimmagine.
    Che cavolo pretendi se ti vesti come un incursore della Marina o come uno scaricatore del porto di Marsiglia?
    E se cammini andando su e giu' come un mediano di rugby oppure ondeggiando le spalle come un marittimo imbarcato sulle petroliere?
    Come possono vederti gli altri se bestemmi come un contadino toscano e tiri le pacche sulle spalle come un tifoso della Roma fatto di birra il sabato sera?

    Magari infili pure un "c....o"  dopo l'altro  ogni quattro parole  e tieni le gambe larghe quando ti siedi e mastichi chewing gum in continuazione....
    E poi ti preoccupi di non essere bella/o....ma fammi il favore.....e sarebbe questo il danno piu' grave??????

    Ricordati agli uomini risultano insopportabili le donne che si comportano come gli uomini: volgarita',oscenita',aggressivta',egoismo,ineleganza,mancanza di tatto...sono veramente insopportabili...altro che fondoschiena grosso.

    Perdonatemi ..mi sono dilungata...ma l'argomento mi ha entusiasmato

    felicita a tutti ,  vvb francesca